Dover descrivere in poche righe il personaggio Patton credo sia impossibile, tanto è multiforme il suo progetto musicale. Mike Patton è eclettico sia sul palco che su studio, si diverte in quello che fa ed è divertente per come si presenta alla gente. Capace di sperimentalismi estremi avant rock, di urlare usando tutta la sua incredibile potenza vocale in un pezzo crossover per poi trasformarsi in un credibilissimo croner cantando ventiquattromila baci. Io stesso mi trovo quindi in difficoltà a inquadrarlo, io stesso che pur ammirandolo non riesco a seguire i suoi mille progetti paralleli, le sue collaborazioni e contaminazioni con altri gruppi.
Chi lo conosce è per la sua decina di anni passati nei Faith No More, che Patton nel corso degli anni ha rivoltato come un calzino, rendendoli sempre meno etichettabili e forse anche più deboli e meno riconoscibili dal punto di vista del marketing. Dopo le ottime vendite di Angel Dust qualcosa si è incrinato con "King for a day… fool for a lifetime" alle chitarre non c’è più il suono povero ma energico di Jim Martine viene sostituito dal più tecnico e versatile Tey Spruance dei Mr Bungle (altro progetto parallelo del pazzo di californiano) il suono se ne gioverà enormemente, le vendite molto meno tanto che qualcosa si incrina. A mio parere è l’album che preferisco dei Faith No More, una marmellata dai tanti sapori, tutti riconoscibili, tutti messi a fuoco.
The album of the Year è il canto del cigno. Qualche bel pezzo (stripsearch) in mezzo a tanta confusione e arrangiamenti barocchi, il disco risulterà essere un buco nell’acqua scontentando critici e fan. L’eclettismo dell’artista californiano risulterà essere incomprensibile a molti fan americani. Che ci fanno pezzi smaccatamente jazzy in un gruppo sostanzialmente metal? E il funk, la bossanova, il fado da dove spuntano? I tempi del rap metal Epic sembrano lontani anni luce

Quello che è certo che un gruppo come i Faith sta davvero troppo stretto per il giocoso sperimentatore. Coi Mr. Bungle Patton da sfogo alla sperimentazione non ponendosi più il problema della forma canzone. Il risultato è un frullato di heavy, industrial, ska, jazz, spesso alternati, o per meglio dire usati, nello stesso pezzo. E’ facile da capire che il potenziale commerciale è molto vicino allo zero. Patton gioca spesso con l’italiano e il suo suono, prestandolo a molti titoli di dischi e canzoni, e usando in maniera spesso sgangherata, come in "Disco Volante" degli stessi Mr. Bungle.
I progetti paralleli e le collaborazioni da qui in avanti si fanno parecchio numerose, tanto che è facile trovare anche nei dischi più impensabili il suo nome tra i credits. Con l’ex chitarrista dei Jesus Lizard e l’ex bassista dei Melvins forma i Tomahawk, a metà strada tra il metal e ambizioni art-rock. Forse il progetto più "lineare" di Patton, e per quest’anno è atteso un altro disco ispirato ai canti dei nativi americani (!).
I Fantomas sono molto più sperimentali nell’impostazione e nelle intenzioni. Patton ha voluto con sé musicisti dal metal per suonare tutt’altro genere e spaziare in altri territori. Il primo disco è formato da micro canzoni, quasi jingle, dall’effetto estraniante. Il secondo, The Director’s cut, è una reinterpretazione molto libera di alcune colonne sonore. Delirium Cordia, il terzo, è un unico brano di oltre un’ora, pressoché strumentale, dove la voce di Patton è usata come uno strumento. Quando proposi questo disco ad un amico questo lo tolse dal piatto dopo appena cinque minuti, con la faccia sconvolta e spaventata "tu non ascolti queste cose, vero?"
Il loro quarto disco mi manca, ma credo di avere già le idee chiare sul loro modo poco convenzionale di fare musica.
Poi ci sono i Peeping Tom dove Patton flirta consapevolmente con l’elettronica e il trip hop, praticamente easy listening in confronto al resto della sua produzione, molto meno impegnativo e soprattutto più fruibile. Ci sono anche le millemila collaborazioni (su tutte quella con John Zorn, altro cavallo pazzo), i suoi dischi da solista, la sua collaborazione con Merzbow, rumorista giapponese. L’unico fattore in comune è la voglia di azzardare in ogni progetto e in ogni disco.
Chi lo odia sbotta con un "ecco la solita operazione intellettualoide d’avanguardia di Patton", chi lo ama lo accosta timidamente a Zappa. Di sicuro non tutto è da salvare. "Pranzo Oltranzista" è pura sperimentazione fine a se stessa come nei peggiori esercizi vocali di Stratos; il progetto Maldoror metterebbe a dura prova anche l’ascoltatore più paziente. Tralascio poi alcuni duetti con Zorn davvero estremi e frustranti per chi si avvicina ad un certo suono per la prima volta. Insomma, fa poco o nulla per farsi piacere e per venire incontro a gusti e melodie più accessibili.
Ho cercato di riassumere il più possibile il percorso musicale di Mike Patton, pur lasciando larghi buchi ed omettendo tante altre cose. Lui è certamente una figura di margine, ma non marginale, e in quanto tale mi affascina parecchio.
Stripsearch – Faith No More. Il video cita i maniera eplicita Fuga di Mezzanotte di Alan Parker
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