[REC]

30 Gennaio 2008 1 commento

L’ultimo lavoro di Balaguerò (coadiuvato con Paco Plaza, altro regista spagnolo emergente) è [REC], una interessante mix stilistico a metà strada tra Blair Witch Project e 28 giorni dopo.
In questo caso a raccontare la vicenda ci pensano le immagini sincopate e mosse del cineoperatore Pablo, alle prese con un servizio televisivo a braccio sui pompieri di Barcellona. Una volta arrivato nel palazzo per compiere l’intervento inizieranno i problemi…

Pur non presentando elementi particolarmente nuovi, lo stesso finale è chiaramente mutuato dalla Strega di Blair, tutto funziona molto bene nella semplice struttura narrativa del film di Balaguerò, anche perché a parte l’iniziale introduzione non viene data nessuna tregua allo spettatore, coinvolgendolo in prima persona grazie allo stile registico. Il senso claustrofobico e di smarrimento e ben teso, così come è credibile la recitazione (molto brava la protagonista Manuela Velasco) che rende bene l’ansia che progressivamente vira dal panico fino al terrore puro.

Non è ancora arrivato in Italia che già si parla di un remake americano per il 2009!
 
Video importato

YouTube Video

Halloween – The Beginning

7 Gennaio 2008 2 commenti

Mi sono avvicinato al remake di Halloween con più di una perplessita’.

Prosegui la lettura…

Bad Brains

28 Settembre 2007 Nessun commento

insomma, dopo la casa sfuggita questo per me rappresenta un passo indietro, e non perché non sia ben girato anzi, è un prodotto ben confezionato e con una buona fotografia segno che ormai che Zuccon si è fatto le ossa.
visti i mezzi e il budget (Il film è girato sempre in digitale con una dvcpro50) dal punto di vista tecnico ha ben poco da farsi rimproverare, ma la sceneggiatura e la recitazione non mi convincono, soprattutto la prima.

la storia parla di due serial killer e delle loro mattanze all’interno di un sudicio casolare, i quali cercano nei cadaveri nonsisacosa
il tutto verrà scombinato dall’arrivo di un misterioso personaggio che sembra avere un legame molto profondo con il suo carnefice

Prosegui la lettura…

Rovine

4 Settembre 2007 Nessun commento

finalmente un bel libro thriller horror non dei soliti noti.

e’ la storia di un gruppo di 4 ragazzi americani che vanno in vacanza in Messico; incontrano alcuni ragazzi greci ed un ragazzo tedesco. Il tedesco chiede di accompagnarli alla ricerca del fratello, che e’ andato a lavorare in uno scavo archeologico, dai qui inizieranno i problemi.
Non preoccupatevi, non siamo né dalle parti di Turistas né di Hostel

Prosegui la lettura…

Mike Patton, l’istrione del suono

19 Luglio 2007 3 commenti

Dover descrivere in poche righe il personaggio Patton credo sia impossibile, tanto è multiforme il suo progetto musicale. Mike Patton è eclettico sia sul palco che su studio, si diverte in quello che fa ed è divertente per come si presenta alla gente. Capace di sperimentalismi estremi avant rock, di urlare usando tutta la sua incredibile potenza vocale in un pezzo crossover per poi trasformarsi in un credibilissimo croner cantando ventiquattromila baci. Io stesso mi trovo quindi in difficoltà a inquadrarlo, io stesso che pur ammirandolo non riesco a seguire i suoi mille progetti paralleli, le sue collaborazioni e contaminazioni con altri gruppi.
Chi lo conosce è per la sua decina di anni passati nei Faith No More, che Patton nel corso degli anni ha rivoltato come un calzino, rendendoli sempre meno etichettabili e forse anche più deboli e meno riconoscibili dal punto di vista del marketing. Dopo le ottime vendite di Angel Dust qualcosa si è incrinato con "King for a day… fool for a lifetime" alle chitarre non c’è più il suono povero ma energico di Jim Martine viene sostituito dal più tecnico e versatile Tey Spruance dei Mr Bungle (altro progetto parallelo del pazzo di californiano) il suono se ne gioverà enormemente, le vendite molto meno tanto che qualcosa si incrina. A mio parere è l’album che preferisco dei Faith No More, una marmellata dai tanti sapori, tutti riconoscibili, tutti messi a fuoco.
The album of the Year è il canto del cigno. Qualche bel pezzo (stripsearch) in mezzo a tanta confusione e arrangiamenti barocchi, il disco risulterà essere un buco nell’acqua scontentando critici e fan. L’eclettismo dell’artista californiano risulterà essere incomprensibile a molti fan americani. Che ci fanno pezzi smaccatamente jazzy in un gruppo sostanzialmente metal? E il funk, la bossanova, il fado da dove spuntano? I tempi del rap metal Epic sembrano lontani anni luce

Quello che è certo che un gruppo come i Faith sta davvero troppo stretto per il giocoso sperimentatore. Coi Mr. Bungle Patton da sfogo alla sperimentazione non ponendosi più il problema della forma canzone. Il risultato è un frullato di heavy, industrial, ska, jazz, spesso alternati, o per meglio dire usati, nello stesso pezzo. E’ facile da capire che il potenziale commerciale è molto vicino allo zero. Patton gioca spesso con l’italiano e il suo suono, prestandolo a molti titoli di dischi e canzoni, e usando in maniera spesso sgangherata, come in "Disco Volante" degli stessi Mr. Bungle.
I progetti paralleli e le collaborazioni da qui in avanti si fanno parecchio numerose, tanto che è facile trovare anche nei dischi più impensabili il suo nome tra i credits. Con l’ex chitarrista dei Jesus Lizard e l’ex bassista dei Melvins forma i Tomahawk, a metà strada tra il metal e ambizioni art-rock. Forse il progetto più "lineare" di Patton, e per quest’anno è atteso un altro disco ispirato ai canti dei nativi americani (!).
I Fantomas sono molto più sperimentali nell’impostazione e nelle intenzioni. Patton ha voluto con sé musicisti dal metal per suonare tutt’altro genere e spaziare in altri territori. Il primo disco è formato da micro canzoni, quasi jingle, dall’effetto estraniante. Il secondo, The Director’s cut, è una reinterpretazione molto libera di alcune colonne sonore. Delirium Cordia, il terzo, è un unico brano di oltre un’ora, pressoché strumentale, dove la voce di Patton è usata come uno strumento. Quando proposi questo disco ad un amico questo lo tolse dal piatto dopo appena cinque minuti, con la faccia sconvolta e spaventata "tu non ascolti queste cose, vero?"
Il loro quarto disco mi manca, ma credo di avere già le idee chiare sul loro modo poco convenzionale di fare musica.
Poi ci sono i Peeping Tom dove Patton flirta consapevolmente con l’elettronica e il trip hop, praticamente easy listening in confronto al resto della sua produzione, molto meno impegnativo e soprattutto più fruibile. Ci sono anche le millemila collaborazioni (su tutte quella con John Zorn, altro cavallo pazzo), i suoi dischi da solista, la sua collaborazione con Merzbow, rumorista giapponese. L’unico fattore in comune è la voglia di azzardare in ogni progetto e in ogni disco.
Chi lo odia sbotta con un "ecco la solita operazione intellettualoide d’avanguardia di Patton", chi lo ama lo accosta timidamente a Zappa. Di sicuro non tutto è da salvare. "Pranzo Oltranzista" è pura sperimentazione fine a se stessa come nei peggiori esercizi vocali di Stratos; il progetto Maldoror metterebbe a dura prova anche l’ascoltatore più paziente. Tralascio poi alcuni duetti con Zorn davvero estremi e frustranti per chi si avvicina ad un certo suono per la prima volta. Insomma, fa poco o nulla per farsi piacere e per venire incontro a gusti e melodie più accessibili.
Ho cercato di riassumere il più possibile il percorso musicale di Mike Patton, pur lasciando larghi buchi ed omettendo tante altre cose. Lui è certamente una figura di margine, ma non marginale, e in quanto tale mi affascina parecchio.

Video importato

YouTube Video
Stripsearch – Faith No More. Il video cita i maniera eplicita Fuga di Mezzanotte di Alan Parker

il lungo crepuscolo del Grunge

14 Luglio 2007 4 commenti

"se questo è il futuro del Rock and Roll spero di morire prima di invecchiare" questo si leggeva in una recensione del Times a proposito di un festival del ’89 dove suonavano gruppi come Mudhoney, Tad, e i Nirvana. Come spesso capita non si riuscì a cogliere al momento la vitalità primitiva di quel movimento, e la sua dignità artistica
Quel sono grezzo e sporco era la risposta ai synth e all’edonismo degli anni ’80, la voce del disagio giovanile e forse l’ultimo sussulto del rock, il suo ultimo grido, visto che al successivo nu metal non riconosco lo stesso spessore artistico e persino sociale. Probabilmente nel dire questo mi espongo ad essere beffardamente virgolettato come io stesso ho fatto per Paul de Barros del Times, fra una decina di anni.
Quando le prime major fiutando l’affare posarono i loro occhi su Seattle trovarono già dei gruppi ben rodano, dal suono corposo e già con qualche disco all’attivo. I Soundgarden avevano già due buoni dischi alle spalle, i Mudhoney erano già una realtà e gli Screaming Trees erano già una realtà.
Poi i Nirvana, Pearl Jam e in parte gli Alice in Chains si presero meritatamente la ribalta ed il resto, come dicono quelli bravi, è storia.
Cosa è rimasto di questa esperienza oggi? C’è chi non c’è la fatta come Cobain e Stanley degli Alice in Chains, c’è chi si disintossica tra una ballad e l’altra come il cantastorie Mark Lanegan, c’è chi tenta di fare ancora il profeta di una generazione ma con il frigo pieno come Eddie Vedder e chi è rimasto imprigionato dal decadentismo di maniera come Billy Corgan e Gred Dulli per colpa del suo eclettismo non ha ancora capito cosa vuol fare da grande.
C’è chi se la passa un po’ meglio come Chris Cornell. I suoi dischi solisti sono discreti e i suoi Audioslave in assenza di alternative possono essere scambiati anche per una grande rock band.
Quel che rimane sono un paio di ottimi dischi e la sensazione che con quella fucilata di Cobain si sia chiusa una grande stagione del Rock, mi auguro non l’ultima.

Blog Tiscali, impressioni a caldo

11 Luglio 2007 1 commento

Tiscali si è messa al passo rispetto ad altre piattaforme blog nell’offrire un servizio più completo e personalizzabile. Giusto il tempo di "entusiasmarmi" e Firefox mi andava stranamente in crash mentre tentavo di scrivere il presente articolo, e a pensarci bene vedo che alcuni caratteri non sono supportati come alcuni tipo di apostrofi e virgolette.

Prosegui la lettura…

Estate Torrida

28 Giugno 2007 1 commento

caldo torrido…

Prosegui la lettura…

Maus

12 Giugno 2007 2 commenti

Che Maus non fosse un semplice fumetto l’ho scoperto colpevolmente tardi. Non a caso per quest’opera si usa il termine graphic novel, quasi a prendere le distanze dal normale fumetto seriale. Non un romanzo quindi ma con la stessa dignità. Per dieci anni circa il tomo di Maus è stato sepolto da libri. Prima o poi verrà il suo turno mi dicevo, ma così non era. Non appena si liberava un po’ di spazio arrivavano nuovi acquisti con il risultato di far slittare ulteriormente l’ordine di lettura. Vedendo però che godeva di un credito enorme per essere un semplice fumetto, ma nonostante questo non mi convinceva. Non mi convinceva per la scelta di parlare sull’olocausto, non credevo fosse possibile aggiungere qualcosa di nuovo ai migliaia di libri scritti sull’argomento. Pensavo che fosse una scelta ruffiana il fatto di trattare un tema così abusato ma di sicuro impatto Ad aumentare le mie perplessità c’erano i disegni di Artur Spiegelman, un po’ buttati via. non vedevo nulla in superficie di ciò che avrei scoperto solo poco fa. Una volta finito ho avuto un quadro d’insieme completo e posso affermare che l’opera Maus è per prima cosa una ricostruzione onesta e sofferta, che non ha pretesa alcuna se non quella di raccontarci lincredibile epopea di suo padre, Vladek Spiegelman, scampato miracolosamente dall’inferno di Auschwitz. In realtà Vladek ancora oggi vive da sopravvissuto, la tragedia ha segnato per sempre il suo modo di vivere. Suo figlio lo dipinge con franchezza, come un uomo avaro, razzista verso i neri, ed in fondo come una macchietta dell’Ebreo taccagno. Tutto quello che solitamente si preferisce omettere in quanto caricaturale e sconveniente. Oltre alla storia della persecuzione si alterna anche quella dei giorni nostri, del rapporto non facile col padre, della sua paura che la sua nuova compagna pensi solo alla sua eredità, dei suoi problemi di salute e dalle sue mille manie. I nazisti nel fumetto sono disegnati con un volto del gatto, ebreo con quello del topo. La metafora è fin troppo scontata, ma c’è di più.

Prosegui la lettura…

La pesca dei gonzi

3 Giugno 2007 Nessun commento


È la mia personalissima traduzione di una parola inglese tanto in auge: Phishing E si, perché bisogno proprio essere tali (gonzi) per abboccare a simili esche, sebbene sempre più curate e sofisticabili rimangono sempre facilmente sgamabili. Solitamente è lo stesso gestore della posta a riconoscere la truffa come tale, ma anche senza tali accortezze basterebbe leggerle un attimo, cosa che fino a poco tempo fa non facevo mai, cestinandole frettolosamente. Le più grossolane sembrano tradotte da google tanto sono zoppicanti altre, leggermente scritte meglio ma con qualche errore di ortografia, si fanno minacciose appellandosi a qualche fantomatico cavillo di legge (tanto chi cazzo vuoi che lo verifichi) che parla di reato in caso di immissione di dati falsi. Insomma ci chiede di provvedere con “carattere di estrema urgenza” di immettere i nostri dati al sito di poste/banca al seguente sito (e a questo punto segue un link a sua volta bloccato dal browser aggiornato) Probabilmente sono io che la faccio troppo semplice o mi sento scafato sotto questo aspetto, ma su diecimila utenti almeno quattro o cinque debbono finire nel raggiro in modo da giustificare il rischio di mettere in piedi la frode informatica. In caso contrario non avrebbe senso alcuno. Pensavo fosse impossibile che persone dalle estrazioni sociali più disparate potessero farsi fregare da una sguaiata piazzista come Wanna Marchi, eppure le deposizioni in tribunale dimostrano che mi sbagliavo alla grande. i gonzi esistono, questa è la verità.